Creative zOne studio Federico Marconi a r t i s t a
www.creativezonestudio.com

All'interno del DIZIONARIO DEGLI ARTISTI LIGURI

edito da De Ferrari Ed. nel Gennaio 2006


Laureato in architettura, consapevole delle istanze progettuali e di collegamenti estetici fra gli specialisti linguistici inaugurati da Wright, Gropius e Le Corbusier e volti alla situazione generale contemporanea, M. Attua la propria ricerca in settori e modi differenti.
Di fatto sperimenta soluzioni di ideazione architettonica, definite "permanenti", ed eventi, circoscritti all'effimero, ( happening, scenografie, performances, installazioni ) che riguardano i processi relazionali tra individuo e spazio urbano.
Svolge l'attività professionale a La Spezia, dove si occupa anche di spettacolo, grafica ed insegnamento. Intensa la partecipazione a manifestazioni di creatività collettiva.
Qui si ricordano le più importanti mostre personali: Torre Capitolare, Portovenere,2003; Taverna del Guercio, San Terenzo, 2004; Chiostro di San Francesco, Sarzana, 2004; Centro Allende, La Spezia, 2005
Brunetto De Batté, Francesca Mariani ed Enrico Formica si sono occupati ed hanno scritto del suo lavoro.
2006 Germano Beringheli

scrive su di lui Lamberto Pignotti

La sua attività si svolge in un'area inter-mediale ( architettonico-progetuale, performance e installazioni, opere plurimateriche) che spesso intende - anche attraverso esplicite titolazioni di sue opere verbo-visive che si avvalgono a tratti di un supporto di lavagna - coinvolgere emblematicamente i cinque sensi nel suo complesso.


Lamberto Pignotti

scrive su di lui Brunetto De Batté:

Federico Marconi lo ricordo tra gli Actiegroep con la T-shirt da superman.
Lo ricordo in ricognizioni & depositi, in spazi allotropi e non luoghi a raccogliere reperti abbandonati e confrontarsi con spazi inusitati oltre che a misurarne il verso, il suono, il senso.
Le sue tavole raccoglievano queste esplorazioni, come un archeologo del moderno, così è stata la sua tesi, nuova, sperimentale e molto attuale appunto tra arti & architettura che individuava un progetto di ricerca con un investimento a tempi lunghi, un programma di lavoro che qui si ritrova.
Queste opere che vediamo sono sedimentazioni poetiche del suo percorso
del suo programma ricognitivo.
Ragionamenti dove lo spazio è soggetto primo, uno spazio contemporaneo.
Queste immersioni nel presente sono sane campagne per ritrovare nuovi strumenti, proporzioni, rapporti emozionali, insomma un safari metropolitano per accumulare trofei strumentali per il progetto.
Perché il progetto di architettura è sempre latente, affiora dietro l'angolo.
Marconi è da ascriversi in quell'area post architettura radicale dove s'incrociano le disparate ricerche dei Cliostraat, degli A12, degli Stalker come appunto degli Actiegroep... anche se ormai da quest'ultimo gruppo abbia preso le distanze.
Questo suo esplorare fa ben sperare intravedendone un luminoso orizzonte
per una nuova dimensione dell'operare tra arti&architettura.

Brunetto De Batté


scrive su di lui Paola Valenti

A proposito dell'installazione pubblica Distanziumanometro realizzata ad AGORÀ-Grandi formati 2005 , Bordighera

… come altri artisti travalica i confini della dimensione personale per sconfinare in quella collettiva. Con Distanziumanometro Federico Marconi riflette sulla crisi dello spazio pubblico inteso come campo di relazione, dello scambio sociale, della commistione: incentrando il suo lavoro sulle distanze interpersonali che si fanno sempre più grandi a seguito di una ormai diffusa tendenza a sentirsi al sicuro solo all'interno delle proprietà private, Marconi denuncia la progressiva ed inarrestabile scomparsa dalle città contemporanee dei luoghi destinati ad accogliere e a favorire i rapporti umani. Marconi indaga le dinamiche dei processi relazionali fra individuo e spazio urbano usando una vera piazza pubblica come elemento integrativo e significante del proprio lavoro.
…Marconi propone al centro del suo intervento il rapporto con il contesto architettonico attraverso la provocatoria negazione della funzione storica della piazza. Non più luogo di incontro, di scambio e di relazione sociale, lo spazio urbano ha tra i suoi nuovi compiti quello di attivare i desideri e creare i bisogni dei suoi sempre più solitari fruitori.
Paola Valenti (tratto da Agorà 2005: percorsi fra tradizione e Zeitgeist)

 

 

scrive su di lui Francesca Mariani

Effimerografie è il neologismo, scelto come titolo, per la mostra di Federico Marconi, un artista che costantemente giustappone nelle sue opere apparenti labilità a pretese eternità. Tramite una sorta di grafia, infatti, prendono forma realizzazioni in cui i materiali comunicano linguaggi altri e alle parole si sostituiscono o si accompagnano immagini. Non solo operatore artistico, ma anche architetto, Marconi rivela il suo spirito riflessivo in opere ermetiche ed icastiche dove il suo vissuto ritorna inconsciamente creando uno spunto per spingere l'immagine verso una proliferazione del pensiero così che le sue grafie a volte sembrano nascere una dall'altra. Nelle opere del 2002 è presente la ricerca della plurisensorialità che, l'anno dopo, viene allargata e integrata dall'utilizzo di radiografie: i sensi si leggono nella mente, ma anche nel corpo. La serie delle Ardesiografie, composte con lastre ai raggi x e schegge, sottili e taglienti, della pietra intesa come crosta terrestre, sollecita l'osservatore a scavare oltre la superficie, a percepire nella elementarità dei segni una complessità di rimandi. Il graffito, il levigato, l'opaco sono tenuti insieme da una sorta di cornice che tende a ricomporre, con estremo sforzo, i frammenti di una realtà lacerata e sconvolta dalla devastante attività dell'uomo: l'artista esprime la volontà di ricomporre l'unità, di superare i conflitti. Come in radiologia si adoperano i mezzi di contrasto per dare rilievo ai contorni dell'organo osservato, rendendone più semplice l'analisi, anche nella sperimentazione di Marconi è sempre presente una dualità opposta e dialogante, allo stesso tempo, come nelle Icnografie ovvero tracce, indizi per aiutare lo spettatore a cogliere lo sguardo dell'artista nel momento in cui opera perché la partecipazione inizia dall'osservazione. Una realtà parallela e più intima viene indagata da Marconi, grazie a uno spirito ironico, nelle ultime Logografie con le quali si instaura un immaginario dialogo in un altro momento del tempo: la presa di coscienza della propria corporeità e personalità passa attraverso l'impiego della radiografia, una sorta di identità separata, uno sguardo dal di fuori, con cui si ricompongono i frammenti di un tentativo di comunicazione altra. Queste grafie sono i segni della vita che entrano a far parte dell'immaginazione: a Marconi piace l'idea che le persone si interroghino esaminando tutta la serie di sensazioni prodotte dagli oggetti e quando si guardano queste opere si guardano i suoi pensieri.

Francesca Mariani

 

 

scrive su di lui Enrico Formica

Federico Marconi è architetto e urbanista e la sua attività è comunque sempre una riflessione sullo spazio. Il suo approccio è simile a quello dello scrittore inglese J.G.Ballard, che da anni osserva la trasformazione delle grandi città in "non luoghi" e descrive la psicopatia dominante che di questo piazzamento è la conseguenza.
Lo spazio creato dagli uomini come dimensione della socialità, o se si vuole della non socialità, è il risultato di modificazioni profonde dell'ambiente, è totalmente artificiale. Nei suoi lavori, la distanza enorme tra natura e civiltà è espressa attraverso un corto circuito tra geologia e biologia, tra la purezza dell'ardesia, pietra che riproduce in nuce la stratificazione primordiale della terra, e l'elaborazione ipertecnologica delle radiografie.
Lo spazio della tela è dunque lo spazio sociale, che oggi significa spazio della crisi della socialità.
Camminando a debita distanza trasforma la marcia solidale del Quarto stato di Pellizza da Volpedo in fredde piccole sagome portatrici di incomunicabilità parallele, come le modelle di Vanessa Beercroft. Le numerose scritte, sfocate e sporche come le trasmissioni di una tivù clandestina dedita alla controinformazione, esplicitano chiaramente i termini di una polemica civile e culturale densa di ironia e di amarezza, che si traduce senza sforzo in creazione artistica, in equilibri di linee eleganti e pensosi.


La Spezia, marzo 2005 Enrico Formica