Creative zOne studio Federico Marconi architetto
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La ricerca:
I PRESUPPOSTI
ARCHITETTURE EFFIMERO
COME PROGETTO URBANO
ARTE CONTEMPORANEA
       



Lo spazio di confine tra
architettura ed arte
diviene,
oggi più che
mai, una zona
di
contatto, dove l'interesse
comune dell'operare
nell'urbano diviene
fondamento della
ricerca
e scambio
reciproco
del lavoro
sui margini"

Brunetto De Batté


E F F I M E R O
c o m e p r o g e t t o u r b a n o

Con effimero come progetto urbano si fa riferimento a quella parte della personale
ricerca sullo spazio urbano, sullo spazio pubblico, che sta limite tra arte e
architettura e con modalità di intervento che appartengono alla sfera del
transitorio del transitorio, dell'effimero, appunto. Le esperienze ed i progetti che ad
essa appartengono possiedono sì modalità e strumenti differenti dagli altri ambiti
sperimentativi, ma hanno finalità ed obiettivi comuni, in cui si ritrovano la volontà
di restituire all'individuo la possibilità di interagire attivamente con lo spazio che
abita e che ha la possibilità di modificare, la possibilità di risvegliare i cinque sensi,
le capacità interpretative, la possibilità di abitare lo spazio.
L'intenzione é, quindi, quella di indagare il territorio urbano, tentando lo spazio e
modificandolo, con strumenti e metodi sempre nuovi e diversi in relazione alle
esigenze richieste dallo spazio stesso. In generale l'approccio presuppone di
CREARE SPAZI SENZA NECESSARIAMENTE COSTRUIRLI, almeno non secondo
la dimensione permanente, propria della progettazione architettonica vera e
propria, ma in una più transitoria, tramite l'allestimento di una vera e propria
scenografiaeffimera dello spazio che mostra soluzioni possibili. L'intenzione di
lavorare sulla creazione di scenari possibili, sui codici delle emozioni, sulle
relazioni delle sensazioni, della comunicazione, del comportamento al fine di
rendere l'individuo utilizzatore e creatore attivo dello spazio che sta abitando.
Le variabili che entrano in gioco si moltiplicano: spazio, immagini, comportamenti,
relazioni, comunicazione, suoni, odori, materiali, emozioni, sensazioni, in un unico
obiettivo di cum-partecipazione, di coinvolgimento, di interazione con l'evento e
con lo spazio. Piuttosto che architetture permanenti tale atteggiamento genera
un autentico allestimento dello spazio e, come tale, lavora sulla presenza
simultanea di codici figurativi e comunicativi che intendono tradurre un
significato, un messaggio, un concetto "altro" rispetto al codice di sfondo,
affinché il fruitore lo percepisca. La possibilità di avvicinarsi all'architettura e allo
spazio attraverso una temporanea ed effimera modificazione di quest'ultimo, sia
esso fisico che mentale, come spazio emozionale, della comunicazione, percettivo,
evocativo, del comporta-mento. La modificazione coinvolge e sorprende quindi la
quotidianità delle persone con lo scopo di coinvolgerle, attraverso un programma
emozionale, in un diverso modo di esperire lo spazio, cioè provando ad abitare
lo spazio. Effimero per intendere un processo di trasformazione dello spazio
relazionale che si sviluppa in tempi brevi il cui l'obiettivo é quello, nel senso più
generale del termine, di mostrare. Effimero, quindi, come esperienza emotiva,
che ci fa intravedere la rappresentazione di un mondo come potrebbe essere,
svelandone significati nascosti, potenzialità da sfruttare e proponendo nuovi usi non
previsti. Il tutto come l'allestimento di una scenografia, in cui lo stesso
spazio urbano fa da sfondo. Proprio il carattere provvisorio e la possibilità
di concretizzarsi come prodotto effimero, piuttosto che come struttura permanente,
conferisce spesso all'evento scenografico - divulgativo la possibilità di porsi in
modoradicale ed eversivo, quasi destabilizzante, rispetto al codice di sfondo che
l'architettura ospita. In tale forma di svolgimento risiede uno dei vantaggi
dell'evento in quanto SCENOGRAFICO ED EFFIMERO.
Da una parte é possibile proporre e sperimentare nuove idee, scenari possibili
e differenti atmosfere che altrimenti, in una dimensione di permanenza,
non-provvisorietà, sarebbe impossibile attuare; dall'altra il fruitore è in grado di
avvertire con più immediatezza e con più forza il messaggio proposto, dall'altra
il fruitore è in grado avvertire con più immediatezza e con più forza il messaggio
proposto, sia perché coinvolto in prima persona, sia perché ormai predisposto
ad un consumo ed una comunicazione istantanei. Lo spettatore interagisce
notevolmente e diventa partecipe, a volte inconscio, di una proposta di rilettura
dellospazio di cui in prima persona è invitato adappropriarsene in prima persona
e acostruirne un proprio progetto mentale. La possibilità di riscoprire il luogo da un
altro punto di vista, nuovo e diverso, per riuscire a ricostruire una propria geografia
dello spazio e così poterla fare propria. Mi riferisco alla geografia intesa come
esplorazione, scoperta e conseguente appropriazione dello spazio nel proprio
ambito mentale. Questo modo intende responsabilizzare lo spettatore lasciandogli
la possibilità di decidere in prima persona e attivamente il proprio rapporto fisico
edemozionale con lo spazio e quali valenze questo possa avere in futuro.
Il mio ruolo è quello di esploratore artistico che interviene sullo
spazio e nello spazio tramite l'uso di strumenti differenti che agiscono su piani
diversi(emozionale, percettivo, comunicativo, sociale), con lo scopo di risanare
rapporti critici tra città e spazi conflittuali. La ricerca non si sviluppa attraverso una
rigida metodologia precostituita che riduce la catalogazione dell'esistente a
sempliciasistiche, ma è libera di sperimentare soluzioni diffe-renti secondo le
esigenzedelle singole esperienze. La performance, l'happening, l'installazione,
l'allestimento di scenografie effimere, progetti della memoria, progetti sulla
conoscenza, diventano quindi strumenti di lettura ed al tempo stesso momenti di
riappropriazione dei luoghi. Questo tipo di interesse verso lo spazio contemporaneo
si è sviluppato nel corso degli anni e continua tutt'ora attraverso esperienze
e percorsi formativi personali, e a ciò si affiancano esperienze condivise con
altre persone che hanno dato origine a quello che si è poi costituito ufficialmente.
nel 1999, come gruppo di lavoro. ACTIEGROEP, questo è il nome del gruppo,
già riconosciuto come validamente operativo nel tessuto urbano.
Attualmente le mie esperienze e quelle di Actiegroep stanno proseguendo
ricerche autonome.
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